Indirizzo
42019 - Scandiano
Reggio Emilia
Solo su Appuntamento
dal Lunedì al Venerdì 9 - 19
Sabato: 9 - 13

Quando cammini lungo l’autostrada del Sole, all’altezza di Reggio Emilia, c’è un momento in cui il paesaggio si interrompe. Non è solo questione di architettura; è questione di ritmo. Le vele bianche dei tre ponti di Santiago Calatrava non sono solo infrastrutture, sono sculture cinetiche che hanno ridefinito, in modo radicale, l’identità di questa città.
Per noi studenti, Reggio Emilia è diventata un caso studio fondamentale: l’esempio di come una città di provincia, profondamente radicata nella sua tradizione agricola e industriale, abbia deciso di “cambiare pelle” affidandosi alla visione di un architetto che non progetta edifici, ma che scrive poesie strutturali nel cielo.
Prima di Calatrava, l’immagine di Reggio era legata a una solida pragmaticità emiliana. Poi è arrivata la stazione Mediopadana, con la sua sequenza ritmica di portali in acciaio, e i tre ponti che, con la loro tensione dinamica, sembrano voler decollare dal suolo.
Cosa ha significato questo per la città?
Non sono semplici infrastrutture, ma un tentativo coraggioso di rompere la monotonia della pianura. Guardare queste opere significa riflettere su come l’architettura possa influenzare l’umore di un luogo, trasformando un semplice attraversamento in un’esperienza estetica.
Reggio Emilia, oggi, non è più solo una città della pianura; è una città che ha imparato a volgere lo sguardo verso l’alto, cercando in quelle strutture il riflesso di un’ambizione nuova, dinamica e, soprattutto, audace.







